Casello di Marupapa

Disponibilita Camere

POSSIBILITÀ DI CUCINARE ALL’ESTERNO: NO RECINZIONE: SI CAMINETTO: SI ACQUA ALL’ESTERNO: SI

Camere

Non ci sono camere disponibili

Informazioni Generali

Descrizione

Il Casello, posto alla sommità di un rilievo, in posizione panoramica, ha subito recentemente degli interventi di ristrutturazione che hanno reso più omogeneo l’aspetto del fabbricato. L’edificio è costituito da un corpo di fabbrica a pianta rettangolare realizzato in muratura ordinaria che si sviluppa su un piano e rifinito con intonaco. La copertura a doppia falda, realizzata con un ordito in legno, è rivestita con tegole di colore rosso. L’area di pertinenza all’interno della quale sorge il Casello risulta alquanto curata, presenta delle attrezzature per la sosta quali tavoli, panche e barbecue ed è inserita in un contesto ambientale in cui prevalgono numerosi esemplari di Querce.

Accesso

Si sale da Melito Porto Salvo per salire fino a San Lorenzo per raggiungere Roccaforte e poi Roghudi tramite le indicazioni stradali. Giunti a Roghudi si continua a salire verso monte (Campi di Bova) osservando dapprima lo splendido panorama del paese vecchio e poi sulla stessa strada l’insediamento di Ghorio, le Caldaie del latte e la Rocca del Drago. Dopo circa 4 Km da Roghudi si giunge ad un bivio in località Pedimpisu: la strada a destra continua ad essere asfaltata, mentre a sinistra inizia una sterrata ampia. Imboccare quest’ultima e percorrerla per circa 700 metri e sulla sinistra si aprirà un’altra pista che dopo 250 metri vi farà raggiungere il Casello in zona altamente panoramica. Il Casello è posto lungo il sentiero che collega Ghorio di Roghudi a monte Jofri passando da Africo Vecchio.

Altitudine

1020 m

Fonte

Guida Caselli Forestali della Provincia di Reggio Calabria

a cura di Alfonso Picone Chiodo
CAI Sezione Aspromonte Reggio Calabria – AFOR Calabria

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail

Check-in

Flessibile

Check-out

Flessibile

Attivita

POSSIBILITÀ DI CUCINARE ALL’ESTERNO: NO
RECINZIONE: SI
CAMINETTO: SI
ACQUA ALL’ESTERNO: SI

Roghudi

Roghudi

Il toponimo viene forse dal greco antico “Rochùdios”, dirupo. In epoche remote il paese storico fu senz’altro un insediamento ad economia pastorale.

La vecchia Roghudi sorge al centro del letto della grande fiumara Amendolea, a circa 500 metri sul livello del mare. In seguito alle alluvioni dei primi anni ’70 fu decretato il trasferimento dell’abitato nell’attuale nuovo sito, un’isola amministrativa all’interno del territorio del comune di Melito Porto Salvo.

Il nuovo centro abitativo, assolutamente privo di caratteristiche significative architettoniche, ancora oggi manca di alcuni servizi primari per la popolazione.

Nel territorio di Roghudi rientra la frazione di Chorio, sempre viva, ubicata in una zona riparata. Vi abitano intagliatori e tessitrici di ginestra, che ripetono gli antichi motivi ornamentali della tradizione greco-latina. La qualità del formaggio locale (i cui stampi sono realizzati dagli intagliatori, insieme ad una miriade di altri oggetti caratteristici) è pregiata: si tratta di un prodotto molto ricercato dagli abitanti dei paesi limitrofi.

L’economia di questo centro è agricola, con una buona produzione di grano e olive.

IL NOME

Deriva dal greco rhogodes (pieno di crepacci) o da rhekhodes (aspro).

FRAZIONI E LOCALITÀ

Chorio e Roghudi Vecchio.

LA STORIA

La caratteristica principale del comune di Roghudi, unico caso in Italia con Sinnai (CA), è quella di essere suddiviso in due differenti porzioni non confinanti e poste a grande distanza l’una dall’altra (circa 40 km). La prima di esse si trova nelle vicinanze di Melito di Porto Salvo, del cui territorio comunale costituisce un’enclave contenente l’attuale sede comunale e l’abitato di Roghudi Nuovo, mentre la seconda è posta all’interno, sulle pendici meridionali dell’Aspromonte dove si trova l’abitato oramai abbandonato di Roghudi Vecchio.

Nel 1971 e nel 1973, in seguito a due fortissime alluvioni, l’abitato di Roghudi Vecchio, fino ad allora sede comunale, fu dichiarato totalmente inagibile. Si decise per questo di trasferire gli abitanti nonché la sede comunale, in un abitato di nuova fondazione che venne edificato in prossimità della costa jonica.

Questo scacchiere di case costruito negli anni ‘80 lungo la statale 106, in prossimità di Melito di Porto Salvo, ospita gli alluvionati di un borgo ben più fascinoso, posto sulle pendici meridionali dell’Aspromonte, lungo la fiumara dell’Amendolea: Roghudi. L’appellativo di Nuovo, connota, infatti, la fondazione recente, in contrapposizione al termine Vecchio, attribuito dal 1972 al centro storico originario, ormai abbandonato e divenuto metafora della condizione in cui versano molti borghi interni dell’Area Grecanica. Tuttavia nel nuovo paese è possibile trovare ancora oggi molti parlanti l’antico idioma greco, detentori di un bagaglio di tradizioni che prendono forma nell’intimità dell’ambiente casalingo e in occasione delle ricorrenze religiose.

SCOPRIRE ROGHUDI

Da non perdere l’escursione della vecchia Roghudi, con i resti di antichi luoghi, situata su di uno sperone roccioso.

A 1 Km da Roghudi Vecchio, sorge la frazione di Ghorio di Roghudi, dove risiede una comunità greca di notevole importanza, abitata da intagliatori e tessitrici di ginestra, che nei loro lavori ricreano le decorazioni ornamentali secondo la tradizione greco – latina.

LA LEGGENDA DE “LA ROCCA TU DRAGU” 

Si tratta di una grossa pietra, ubicata nel territorio di Ghorio, con delle groppe rocciose che, secondo la leggenda, serviva al nutrimento di un mostro custode di un tesoro. Gli abitanti credevano che chi osasse avvicinarsi alla rocca, sarebbe stato travolto da una violenta folata di vento e scaraventato giù nelle acque del torrente.


Continua a leggere

Mappa