Il Percorso del Bizantino

Descrizione

Scheda Tecnica

Lunghezza percorso: Km 5,5-6,00

Difficoltà: Media

Percorrenza: h 3,5/4,0

Percorso

Raduno dei partecipanti sulla Fiumara S. Elia in località “Pirara Papala” alle ore 08,30, visita all’affresco Bizantino di Santastasi, tempo massimo 45 minuti.

L’area archeologica si estende per circa 100 mq., delimitata da una rete metallica ancora provvisoria.
La costruzione della piccola chiesetta, lunga quasi 8 metri e larga circa quattro risalirebbe secondo gli esperti a circa l’anno 1000, epoca in cui tanti monaci eremiti, provenienti dalla Grecia e dalla Turchia, trovarono rifugio e luogo di meditazione nelle nostre terre. La parte absidale è formata da tre nicchie, due laterali di circa 50 cm. di larghezza per un’altezza di 130 cm. e quella centrale di circa 110 cm. di larghezza e circa 150 cm. di altezza. Nelle due nicchie laterali sono presenti ed ancora ben visibili tracce di affreschi rappresentanti figure maschili, presumibilmente icone di santi del culto orientale bizantino portato dai monaci basiliani. Una tettoia in tegole rosse, sostenuta da quattro centine in ferro, preserva dalla pioggia tutto il rudere. L’affresco di destra, quello meglio conservato, con l’immagine di S. Anastasio o di un Cristo Pantacratore, ha dimensioni dipinte di circa 35×45 cm così come conservatosi nel tempo nella parte superiore della parete leggermente concava. La nicchia di sinistra in condizioni molto precarie, fa intravedere solo la figura stilizzata in linee curve che partono dalla base fino alla sommità della stessa. Nella nicchia centrale, quella più rovinata, restano solo pochi indizi di una volta celeste costellata di piccole stelline bianche. La parte verso il basso crollata è stata ricostruita alla meglio con materiali reperiti sul posto, pietre dello stesso tipo e colore di tutta la costruzione.

Alle spalle dell’edicola i ruderi un vecchio “Trappitu”, di proprietà famiglia Crea, all’interno del quale sono presenti, coperti dalla ruggine alcuni vecchi macchinari: una pressa a vite azionata dalle braccia dei “Trappitari”, una vite senza fine sempre in ferro e delle ruote in pietra bianca in posizione verticale adibite a macina, anzi ad elemento schiacciatore, se si può definire così, sopra un supporto in muratura “schedha”. Le ruote fissate su un asse centrale fatto girare a trazione animale, una vacca, un asino o un mulo, con il loro movimento roto/traslatorio schiacciavano le olive con il loro peso, poi il pastaccio inserito in contenitori circolari fatti di corda grezza “Le sporte” veniva pressato a forza di braccia facendo circolare su di un perno a vite “la Pressa” che comprimeva il pastaccio, da cui fuoriusciva olio e morchia “Murga” che poi per decantazione veniva separato. L’olio con peso specifico minore di quello dell’acqua, restava nella parte alta dei contenitori “tinedhi” e facilmente travasato nei “bumbuluni” con il “micagno, misura di capacità di circa due litri e mezzo.

Ore 09,15 inizio passeggiata trekking. Si sale verso la località “Ramundino” lungo la strada sterrata (carrozzabile), la salita, pur presentando un dislivello abbastanza consistente, consente piccole soste lungo i tornanti per prendere fiato. Si attraversa un territorio con uliveti di I^ categoria, dalla spremitura delle olive si ottiene un ottimo olio dalle proprietà organolettiche eccellenti, dal gusto fruttato e di minima gradazione di acidità. Man mano che si sale la vista della valle di Fossato comincia a rivelarsi nella sua grandiosità. Sulla sinistra le Frazione Serro, Rovere, San Luca e Fossatello, di fronte il centro del paese.

Da Ramundino, deviando a destra si prosegue fino a raggiungere il punto più alto dell’escursione: “Puntu d’Argentu”, chiamato così perché nel periodo invernale, quando l’aria fredda è molto tersa, durante le notti di plenilunio assume una colorazione particolare di colore argento. La luce lunare illumina gli uliveti di colore verde grigiastro e la luce riflessa dagli alberi sembra quasi argento ovattato.

Da Puntu d’Argentu la strada, agevole, in falso piano porta alla località “Fasulari, un tempo ricca di vigneti da cui si otteneva un rinomato vino rosso, corposo e con gradazione alcoolica intorno ai 14 gradi. Gli antichi vigneti ora hanno lasciato il posto alle piantagioni di giovani uliveti.
La strada, ora in discesa porta abbastanza rapidamente all’abitato di Santalena. Il panorama si estende lungo tutto lo stretto di Messina dominato dall’Etna innevato e dal maestoso monolite della “Rocca di Santalena” e dalla possente “Rocca di Pentedattilo”, A sinistra la vista si estende lungo la costa e il suo entroterra fino a Bova Marina.

Arrivo alla Rocca di Santalena alle ore 11.30, sosta per rifocillarsi e ammirare la natura, i verdi prati il cui colore contrasta con il bruno delle numerose formazioni rocciose presenti. Una antica leggenda racconta che la Rocca di Santalena ospitava nei suoi anfratti un chioccia con i suoi pulcini, nati da uova d’oro, covate in buco inaccessibile del monolite. Invano, si dice, le persone del luogo sono andate alla ricerca di queste uova d’oro, senza mai trovarle. A valle del monolite, verso destra, si elevano numerosi pinnacoli di roccia calcarea che il corso del tempo, la pioggia ed il vento hanno eroso producendo cavità di media grandezza. Nelle notti di ventose la furia del vento sbattendo sulle pareti di queste cavità produce un caratteristico suono somigliante ad un mormorio quasi umano, per questo vengono definite come le rocce parlanti.

Si segue la strada in discesa attraversando l’abitato di Santalena fino a raggiungere il ponte sul Torrente S. Elia, che porta a Montebello per ammirare dall’alto il Canyon dello Stretto di Montebello. Si raggiunge il greto del torrente e percorre per qualche centinaio di metri il Canyon dalle alte pareti rocciose a picco, alte in alcuni punti quasi 80 metri.

Si ritorna verso Fossato lungo il torrente, ricco di acqua anche nella stagione estiva e dopo circa un km si raggiunge la località “Nunziata”. In questo luogo, nonostante, l’altezza sul livello del mare di circa 400 metri, probabilmente favorito da un particolare microclima, vegeta e produce frutti di ottima qualità il bergamotto. Si segue un piccolo sentiero che porta alla chiesetta patronale dell’Annunziata, che ha dato il nome alla stessa. Agrumeti rigogliosi e vigneti di ottimo “Niredhu” nel passato erano le coltivazioni più ricche del posto. La chiesa patronale dell’Annunziata costruita a metà del diciottesimo secolo dalla famiglia Manti di Montebello dedicata all’Annunciazione, si trova su un piccolo pianoro che sovrasta la campagna verde e lussureggiante.

Ogni anno si rispetta un’antica tradizione religiosa tra le popolazioni di Fossato e di Montebello. Un processione a piedi lungo il torrente di fedeli montebellesi porta il quadro dell’annunciazione che viene consegnato ai fedeli fossatesi per portarlo in solenne processione all’interno della chiesetta. Viene celebrata una santa messa a propiziare i raccolti della campagna. Fino alla fine degli anni ’50 si effettuava una ricca fiera del bestiame.

A circa 500 metri dell’Annunziata si raggiungono le auto e si risale lungo la pista fino a raggiungere l’abitato di Fossato. Da vedere, purtroppo solo dall’esterno il Palazzo Piromallo, gli interni non sono visitabili perché parte del tetto è crollato. Il suo piazzale un tempo ricco di piante e fiori esotiche rappresenta la desolata incuria della proprietà, ostinata a mantenerla facendo così nega l’opportunità di richiedere finanziamenti per il suo restauro.

Santa Maria del Buon Consiglio

La conclusione dell’escursione ci porta alla chiesa parrocchiale dedicata a Santa Maria del Buon Consiglio. Il culto della Madonna del Buon Consiglio fu portato a Fossato dai Baroni Piromallo originari di Capracotta (Isernia). Edificata negli anni che vanno dal 1752 al 1758, fu levata a parrocchia nel 1772. Il quadro della Madonna (attualmente in restauro)  ospitato in questa chiesa è di scuola napoletana e rappresenta una sacra immagine del culto e della devozione del popolo fossatese. La chiesa, restaurata alla fine degli anni ’90, è stata arricchita da numerosi mosaici di pregevole fattura. La festa patronale si svolge l’8 settembre e richiama una forte presenza di fedeli e di emigrati fossatesi.

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Informazioni Utili

Per visite guidate ed ospitalità contattare l'Associazione Culturale “I Fossatesi nel Mondo”.
Presidente: Mimmo Pellicanò cell. 328.4295358
Vice presidente: Fabio Macheda cell. 320.6926592
Email: fossatesi@fossatoionico.it