IMMERSIONE a Capo San Giovanni

Descrizione

Capo San Giovanni a Bova Marina

Itinerario Subacqueo raccontato per Calabria Greca da Francesco Turano

Francescoo Turano

Francesco Turano è fotografo subacqueo, illustratore naturalista, accompagnatore subacqueo e autore di mappe dei fondali marini e dei relitti. Riportiamo di seguito il suo racconto e lo ringraziamo per le sue bellissime fotografie che non possiamo non condividere con voi.

Quando arriva l’estate dedico generalmente la mia attenzione a quei punti d’immersione che in genere tralascio durante il resto dell’anno. Questi siti si trovano per lo più sul versante ionico dello Stretto, dove l’acqua è spesso torbida e i colori scarseggiano. Prima, dopo e durante l’inverno, la scarsa visibilità non rende molto piacevole la perlustrazione di tali ambienti sommersi. Le scogliere al confine col fango e la sabbia risentono infatti dell’influenza dell’acqua delle fiumare, tipici torrenti d’Aspromonte; quando piove, i torrenti trasportano a valle detriti d’ogni sorta, (e tutta una serie di rifiuti non sempre biodegradabili), intorbidendo l’acqua per più giorni. Con l’arrivo della bella stagione il mare si calma e le fiumare riducono la loro attività per via del cambiamento del clima; l’acqua limpida invita così alla visita di alcuni ambienti molto particolari, anche se, come dicevo, piuttosto poveri di colore.

C’è un altro fattore che mi spinge a dedicarmi allo Ionio in estate: la relativa desolazione del territorio e la scarsa presenza di bagnanti. Sul Tirreno, invece, località come Scilla o dintorni, sono prese d’assalto dai turisti amanti dell’effimero e, anche a 40 metri di profondità, si avverte il rombo delle moto d’acqua, che fanno avanti e indietro sulla tua testa. Come ogni anno aspetto quindi settembre, per vedere il ritorno del “nulla” e riprendere la mia attività di sempre senza troppi intralci. Nell’attesa eccomi sullo Ionio; a Capo San Giovanni, subito a nord di Bova Marina.

Il litorale è formato da una bella lingua di sabbia; sulla spiaggia, vicino la foce di uno dei tanti torrenti d’Aspromonte chiamato San Pasquale, si appoggiano dolcemente promontori rocciosi coperti dai gialli e dai verdi di quella vegetazione estiva caratteristica dei territori caldi. Non sembrerebbe per niente che il mare nasconda scogliere e si potrebbe pensare a un fondale sabbioso, osservando da fuori: sott’acqua invece gli scogli son tanti e gli ambienti ricchi di anfrattuosità e sorprese.

L’immersione prevede un giro in profondità e uno a pochi metri, dedicando l’attenzione ai due diversi agglomerati rocciosi che questo tratto di costa presenta. L’acqua limpida e il mare calmo, come si presentano di solito in estate, sono eventi di una certa rarità nel resto dell’anno. Così, quando le condizioni lo consentono, vado a scivolare lungo le pareti a picco nel blu più profondo e, attratto da un non so che di misterioso, mi ritrovo ai piedi della scogliera, a –56 metri di profondità. L’acqua ha una temperatura che oscilla tra i 25 gradi e i 19 delle zone più profonde, la corrente è quasi sempre assente. Toccare il fondo ai piedi di questa imponente cigliata, con l’acqua limpida ma con l’orizzonte visibile comunque offuscato dal fango in perenne sospensione, offre un’emozione diversa: è come toccare il suolo lunare… tutto è silenzio, ed è avvolto dal nulla.

Mi godo questi momenti, anche se non c’è molta vita. Solitamente inizio a perlustrare la scogliera risalendo, poco alla volta, e concentrando lo sguardo sul nuoto rilassante delle immancabili castagnole rosa. Spugne di specie diverse hanno scelto i loro spazi sul substrato roccioso preferito: la Petrosia ficiformis, con il suo colore rosso vinaccio quasi viola e la sua consistenza rigida al tatto, tra tutte è la più grande e la più diffusa.

Mi è capitato di vedere, proprio tra queste pietre grigie, qualche rarissimo e giovane esemplare di cernia nera, un serranide amante delle grandi profondità e che solo da giovanissimo può concedersi, seppur raramente, al subacqueo che osserva con scrupolo e pignoleria l’ambiente.

Una volta qui vivevano numerose cicale e aragoste; ora se ne vede una ogni tanto. Anche le cernie brune sono diminuite e le poche presenti sono molto smaliziate e vivono in anfratti particolarmente sicuri. Restano ancora le curiose cernie dorate. Questa scogliera è sempre stata regno dei polpi che, pensate un po’, l’avevano eletta a dimora primaverile per deporre e covare le uova, ignari del pericolo “uomo”. Scatto raramente qualche foto, giusto quando capitano quelle isolate opportunità, e dopo una manciata di minuti mi dirigo verso la scogliera meno profonda, evitando di accumulare troppa decompressione.

Sono abituato a usare l’aria che mi rimane per osservare la vita lungo la scogliera litoranea, ricca di anfratti, tra gli otto e i quindici metri di fondo. Molte sono le tane dei polpi, per lo più vuote per il continuo prelievo di subacquei con pochi scrupoli. Quando vedo quei sassi disposti accuratamente davanti a una tana abbandonata penso sempre a quelli che sott’acqua ci vanno da bracconieri, prelevando tutto ciò che capita, senza conoscere e senza riflettere. E le tane vuote dei polpi, che in estate si riproducono, sono davvero una cosa inguardabile. Durante il mio giro tra i tortuosi e suggestivi percorsi, tra le fenditure della roccia, osservo sempre tantissimi re di triglie, di un bel rosso infuocato, che formano sciami bellissimi, immobili nella penombra appena sfiorata dai raggi del sole; con l’aiuto di una torcia si vedono i maschi con le uova nella bocca

Lo spettacolo è arricchito da una rigogliosa prateria di posidonia; dove le foglie lasciano spazio a vaste radure si assiste in primavera all’accoppiamento delle mennole, qualcosa di veramente straordinario. Un via vai frenetico di pesci che si spostano sui nidi costruiti sul fondo, con maschi che sfoggiano livree bellissime mettendosi in mostra per la scelta di una compagna, creano in soli dieci metri d’acqua un luogo di magiche danze di pesci argentati con sfumature verdi e azzurre. Fotografare è in questo caso riduttivo: occorrerebbe riprendere una serie di scene, filmare, ma più volte è sempre stata solo la mia mente a filmare e se dovessi raccontare cosa ho visto, sinceramente non troverei parole adatte.

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Informazioni Utili

Biografia di Francesco Turano.
Membro del Gravity Zero Diving Team, è fotografo subacqueo, illustratore naturalista, accompagnatore subacqueo e autore di mappe dei fondali marini e dei relitti. Ha iniziato a fotografare sott’acqua in Mediterraneo nel 1984, e dall’inizio degli anni novanta le sue immagini e i suoi disegni sono apparsi su riviste (Oasis, Bell’Italia, Aqva, Sub, Il Subacqueo e molte altre), libri ed enciclopedie e sono state premiate in numerosi concorsi fotografici di prestigio (tra cui anche il Festival di Antibes). Socio di associazioni culturali e promotore di iniziative legate sempre alla salvaguardia del territorio e alla difesa del mare, ha organizzato manifestazioni ed eventi, mostre fotografiche e curato corsi di fotografia naturalistica. Ha inoltre svolto più volte un ruolo importante, in qualità di esperto, nel contesto di molti progetti di educazione ambientale. Da fotoreporter naturalista ha scritto numerosi articoli di biologia marina e turismo naturalistico, collaborando stabilmente con Sublandia e occasionalmente con altri siti e portali internet. Autore di numerose pubblicazioni, tra cui “Viaggio in fondo allo Stretto”, “Sott’acqua in Mediterraneo” con Gianni Neto, “Enciclopedia Illustrata degli Invertebrati Marini” con Francesco Costa, e “Calabria, Mediterrane o sconosciuto” (grande volume fotografico), dedica molte ore all’anno all’osservazione diretta e alla ripresa, in ogni condizione, della fauna marina mediterranea; in 25 anni di intensa attività ha realizzato un archivio con oltre 50.000 immagini (diapositive) subacquee relative al solo Mediterraneo (oltre le foto realizzate in altri mari), ed è partito con l’archivio digitale che vanta già diverse migliaia di scatti. Per fotografare ha utilizzato sia il sistema Nikonos, del quale è stato sostenitore, sia diversi scafandri (prima Pentax LX in custodia Aquatica e poi Nikon F4 in custodia Nexus). Attualmente utilizza reflex Fuji S5 in custodia Sea&Sea, dopo aver fatto una serie di prove, mentre all’asciutto il sistema Nikon. Ha disegnato una gran quantità di fondali e punti d’immersione del Mediterraneo per conto di diversi diving center, fornendo validi supporti per il turismo subacqueo. Mentre sono in preparazione altri libri legati al mare, l’autore è impegnato in nuovi progetti di educazione all’ambiente e in un costante monitoraggio dei fondali e degli ambienti sommersi del Mediterraneo in generale e dello Stretto di Messina in particolare. Il suo lavoro è oggi fotografia, disegno, editoria, escursioni, immersioni guidate ed ecoartigianato; il tutto condensato in una libera professione che ha come riferimento lo studio “Fotografando”, a Reggio Calabria (www.francescoturano.it).