ESCURSIONE da Ghorio di Roghudi a Pesdavoli

Descrizione

Scheda Tecnica

Comune: Roghudi

Difficoltà: EE

Dislivello: 876 m

Altitudini: Ghorio (759 m) – Pesdavoli (1.403 m)

Tempi: 4 ore

Acqua: fontane a Ghorio ed a Pesdavoli

Segnaletica: rosso-bianco-rosso con n. 102 del Catasto dei Sentieri del Parco dell’Aspromonte. È parte del trekking che collega Bova a Delianuova

Carte I.G.M.: F° 602 II San Lorenzo

Il sentiero è il collegamento più diretto alla montagna ed ai maestosi boschi di pino laricio. Si percorre il ciglio di una frana che scarica sul vallone Beretta e sembra speculare all’ancora più grande frana Colella. Inoltre consente vedute superbe sulla fiumara Amendolea che si dipana tortuosa verso il mare.

All’inizio degli anni ’90 cominciai a guidare gruppi di escursionisti in Aspromonte e Roghudi Vecchio era una delle nostre tappe. Il paesino, in bilico sulla fiumara Amendolea, era stato dichiarato inagibile dal 1972 e quindi senza luce, acqua, ecc. Don Rafele (Raffaele Favasulli) era uno dei tre abitanti che non voleva andare via.
Giungevamo supportati da un paio di furgoni con viveri e attrezzatura da campeggio per 40 persone ma, nonostante questo dispiego di mezzi e la nostra preponderanza numerica, era lui il re di Roghudi. Dormivamo nella chiesa ormai sconsacrata che, anche se cadente, era uno dei pochi edifici in grado di offrire un tetto a tante persone. Era lui che mi consegnava le chiavi, dopo numerose raccomandazioni sul comportamento da tenere nell’edificio, per lui ancora sacro, ed in particolare per l’abbigliamento delle donne. Cercavamo di ricambiare la cortesia offrendo dolci od altro ma lui ci sopravanzava sempre. Entrava in una casa abbandonata e ne usciva fuori con un paniere colmo di ciliegie, da un’altra portava una cassa di birre fresche, da un balcone un cesto di fichi. Per non parlare delle cene consumate nell’unica piazza del paese (in 40 ci stavamo stretti) dove, appena la pasta era servita a tavola, passava con la ricotta salata grattugiandola così fitta che sembrava nevicasse. Era una gioia per lui vedere rivivere il paese, anche se solo per una notte. Ma la gioia più grande è stata la mia che ho potuto ammirare gli ultimi bagliori di una civiltà ormai scomparsa.

Avvicinamento in auto

Partenza dell’itinerario è la piccola frazione, ormai abbandonata, di Ghorio di Roghudi. È raggiungibile con circa 36 km di strada sia da Melito P. S. – Roccaforte che da Bova Marina – Bova. Quest’ultimo percorso è impraticabile d’inverno in caso d’innevamento dei Campi di Bova.

Percorso a piedi

Entrati al paese salire tra i vicoli sino ad uscire dall’abitato dove troverete l’antica mulattiera, all’inizio acciottolata e purtroppo deteriorata e ingombra di sassi. Dopo un breve tratto incassato tra muretti a secco ci si affaccia in una radura (loc. Mesamalo) cosparsa di felci e con un boschetto di castagni a destra per poi riprendere a salire ripidamente con numerosi tornanti su sentiero ingombro di pietre. Segue un tratto di sentiero in piano inciso su costone roccioso e diviene sempre più ampia la vista su Roghudi e la fiumara Amendolea. Superato un secondo boschetto di castagni riprendono i tornanti e si raggiunge un costone roccioso (Punta Vividdo) proteso nel vuoto che costituisce un ottimo punto panoramico. La salita s’addolcisce un po’ sino al terzo boschetto di castagni ed una recinzione con filo spinato dove, deviando a destra, si riprende a salire ripidamente. Giunti al quarto e ultimo boschetto segue un breve tratto in discesa col solito filo spinato e quindi ci si affaccia sulla frana del vallone Beretta. Dalla parte opposta vista di monte Iofri, case di Carrà (tetti rossi), Casalinuovo, fiumara La Verde. Un esile sentiero attraversa il ciglio della frana e poi continua a salire sino ad un valico dove si scende per un breve tratto tra i pini giungendo ad una piccola radura. Qui ci si immette in una carrareccia ma dopo pochi metri i segnali indicano a destra per un sentiero che sfiora un ovile abbandonato e poi torna a confluire nella carrareccia. Giunti ad un’ampia pianura siete già al casello di Pesdavoli. I segnali lo aggirano sormontando la collinetta che lo sovrasta e raggiungono la carrareccia che prosegue verso monte. Per accedere al casello bisogna invece superare cancelli e recinzioni che lo circondano.

Fonte: Guida Naturalistica della Calabria Greca – Alfonso Picone – Rubbettino Editore – Collana Parco Culturale della Calabria Greca

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