ESCURSIONE alle Cascate dell’Amendolea

Descrizione

Scheda Tecnica

Comuni: Roccaforte del Greco, Roghudi (ma Gambarie è il centro abitato più vicino)

Difficoltà: E

Dislivelli: in salita circa 150 m e in discesa circa 100 m (solo andata)

Altitudini: Torrente Menta (1.290 m) – diga del Menta (1.400 m)

Tempi: 50 min

Acqua: un paio di sorgenti lungo il percorso

Segnaletica: bianco-rosso n. 132 del Catasto dei sentieri del Parco

Carte I.G.M.: Foglio 602 I Gambarie

Le cascate dell’Amendolea (conosciute come Maesano) sono una delle mete più frequentate del Parco. La vista delle cascate, tre salti che terminano in altrettante pozze scavate dall’incessante lavorio dell’acqua sulla roccia, è uno spettacolo imponente. Il percorso è breve tuttavia, per alcuni tratti in frana, bisogna prestare attenzione. Gradevole è anche la vista del lago creato dalla diga sul Torrente Menta. I lavori non sono ancora terminati tuttavia lo specchio d’acqua si sta ormai integrando nell’ambiente circostante. Il toponimo Maesano è quello col quale sono state “battezzate” negli anni ’80 del secolo scorso e quindi è il più diffuso ma si riferisce ad una contrada più a sud; cascate dell’Amendolea è un’indicazione corretta ma generica; schicciu   (cascata) da Spana è il suo vero nome riferito da numerosi pastori e confermato da una carta del 1874 conservata presso l’Archivio di Stato di Reggio Calabria. Il toponimo spanu, secondo l’interpretazione del glottologo Gerhard Rohlfs, deriva dal greco spanòs e, riferito agli uomini, significa “imberbe, sbarbato” ma trasposto ad un luogo vuol dire “rado, senza vegetazione”. Ed infatti le cascate si trovano proprio in una zona dove al fitto bosco seguono brulli costoni.

Avvicinamento in auto

Si può giungere alle cascate da Melito di Porto Salvo risalendo la SS 183 per circa 45 km con direzione Gambarie. Poco prima di Gambarie deviare a destra per Montalto. Dopo 4 km deviare a destra per la diga del Menta. Altri 7 km e la strada termina all’edificio ove è ubicata la centrale di controllo della diga. Lasciare l’auto, senza intralciare il transito, e scendere lungo la stradina che porta alla confluenza del Torrente Menta con l’Amendolea.

Percorso

Portarsi sulla riva sinistra del torrente dove, in prossimità di una piccola fontana, riprende una stradina sterrata che si snoda nel bosco di faggio, pino laricio e abete bianco. Seguirla in salita sino al prossimo bivio e prendere a destra. La pista scende sino a sfiorare il corso d’acqua.

Alcuni scoli d’acqua in alcuni tratti del sentiero lo rendono fangoso tuttavia proprio questo è l’ambiente dell’ululone dal ventre giallo. Niente paura, il nome terrifico appartiene ad un piccolo rospo (Bombina pachypus) con un’appariscente coloritura gialla del ventre usata per scoraggiare i predatori. Si torna ora a salire ripidamente sino a quando la stradina, uscendo dal bosco, termina in una radura che s’affaccia sulla vallata della Fiumara Amendolea. Si segue ora una traccia che scende a zig zag lungo il costone. Si devia poi a sinistra traversando un pendio franoso ingombro di sassi. Il sentiero s’infila tra la rinnovazione di pino, supera una sorgente e consente già la vista parziale delle cascate. Prestando attenzione ad alcuni tratti franosi bordati da querce sarete al punto panoramico dal quale si ha la visione completa delle cascate. Da qui sarà difficile resistere alla voglia di un tuffo nel laghetto ai piedi delle cascate. Tuttavia quest’ultimo tratto è ripido e poco evidente. Inoltre non arrampicatevi per cercare di raggiungere le pozze più alte dato che  la roccia è molto scivolosa. Per fare del torrentismo è necessaria attrezzatura e tecnica idonea.

Fonte: Guida Naturalistica della Calabria Greca – Alfonso Picone – Rubbettino Editore – Collana Parco Culturale della Calabria Greca.

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