Casello di Cuvalo

Disponibilita Camere

POSSIBILITÀ DI CUCINARE ALL’ESTERNO: SI RECINZIONE: SI CAMINETTO: SI ACQUA ALL’ESTERNO: SI

Camere

Non ci sono camere disponibili

Informazioni Generali

Descrizione

Il Casello costituito da due piani costruiti con metodi e materiali tradizionali, ospita i vani abitabili al piano superiore ed il garage al piano terra, collegati da una scala esterna. L’edificio, ben rifinito, presenta una balconata al piano superiore che funge da elemento di accesso per il piano stesso. Il fabbricato insiste su un’area recintata alquanto ampia, che presenta, però, un numero insufficiente di attrezzature esterne. Il contesto ambientale è costituito dal bosco misto di latifoglie e conifere con prevalenza di Leccio e Pino laricio.

Accesso

A Brancaleone Marina lasciare la SS 106 per raggiungere Staiti. La strada principale costeggia il paese, fino a raggiungere il bivio con deviazione a sinistra verso il cimitero e a destra verso monte. Non ci sono indicazioni a questo bivio, andare a destra, si sale su una stradina stretta e con fondo in cemento che consente uno straordinario panorama su Staiti e su Rocche Giambatore. La stessa stradina lascia il cemento per cedere allo sterrato che sarà il fondo stradale fino al Casello Cuvolo che verrà raggiunto dopo 6 Km. Da Cuvolo lo sguardo può spaziare da Serro Carrà a Bianco, consentendo di gustare a pieno l’imponenza di Monte Scapparone.

Altitudine

844 m

Fonte

Guida Caselli Forestali Provincia Reggio Calabria

a cura di Alfonso Picone Chiodo
CAI Sezione Aspromonte Reggio Calabria – AFOR Calabria

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Check-in

Flessibile

Check-out

Flessibile

Attivita

POSSIBILITÀ DI CUCINARE ALL’ESTERNO: SI
RECINZIONE: SI
CAMINETTO: SI
ACQUA ALL’ESTERNO: SI

Staiti

Staiti

Adagiato sul crinale della rocca Giambatore alle estreme pendici meridionali del Parco Nazionale d’Aspromonte, Staiti si affaccia sulla grande vallata della Fiumara Bruzzano.

È incerta la data di fondazione dell’abitato, ma verosimilmente nacque intorno al secolo XVI come casale di Brancaleone, all’epoca dominato da Geronimo Ruffo.

Prende  il nome dalla casata degli Stayti, unita agli Ajerbe d’Aragona attraverso il matrimonio di Andrea Stayti Spatafora con Ippolita d’Ajerbe.

Dagli Stayti il feudo passò ai principi Carafa di Roccella jonica, che ne mantennero fino all’abolizione del feudalesimo.

Le notizie storiche su Staiti sono frammentarie e non documentate, tanto che risulta difficile stabilire una precisa data di origine dell’insediamento. Sicuramente si tratta di un borgo ad economia agricola e pastorale con una non irrilevante importanza nelle antiche vie di comunicazione attraverso l’Aspromonte verso la Jonica.

Fu, difatti, tappa del famoso viaggio a piedi dello scrittore Edward Lear, il viaggiatore inglese che frequentò e descrisse questi luoghi nell’800.

La Chiesa Santa Maria de’ Tridetti è l’unica costruzione rimasta dell’antico monastero basiliano-normanno di S. Maria de’ Tridetti, risalente all’XI secolo, che sorgeva nei pressi del torrente Fiumarello.

IL NOME

Staiti prende il nome dalla sua fondatrice, Ippolita Stayti.

FRAZIONI E LOCALITÀ

Badia, Farcò, Tridetti.

LA STORIA

Le origini di Staiti sono molto antiche e studi recenti hanno confermato che i primi abitanti della zona furono un gruppo di pastori.

Inizialmente sorto come casale intorno al 1500, ad opera di pastori e contadini, fu “battezzato” da Eleonora Stayti che gli diede il nome e lo stemma del suo casato. Contrariamente alle precarie condizioni economiche di quasi tutti i Comuni del Regno di Napoli, nel XVII secolo Staiti poteva vantare una florida economia. Il paese si trova a 12 Km dalla costa, protetto da una sorta di barriera naturale, costituita da roccia viva, nota come a praca (roccia levigata) che lo rendeva quasi irraggiungibile dai pirati.

Nel 1811, il commissario ripartitore, con un’ordinanza scioglieva il paese dalla promiscuità, per condominio da Brancaleone. Cinque anni più tardi Staiti acquisiva l’autonomia e veniva elevato a capoluogo di mandamento dei comuni di Brancaleone, Bruzzano, Ferruzzano e Palizzi.

SCOPRIRE IL CENTRO STORICO

Alla famiglia Stayti si deve la chiesa di Santa Maria della Vittoria, costruita tra il 1622 e il 1633 per commemorare la vittoria riportata a Lepanto dalle armate cristiane sui turchi, il 7 Ottobre del 1571. Come indica l’iscrizione sulla facciata, l’edificio fu restaurato al tempo del vescovo di Bova, Marcantonio Contestabile (1669-1699), periodo in cui fu innalzato il campanile cuspidato, munito più tardi di un orologio a pesi. All’interno, nella prima nicchia della navata sinistra, si conserva la statua in marmo del 1622 della Madonna con il Bambino mentre sulla navata destra si stagliano due altari barocchi dedicati ai Santi Vincenzo e Antonio, quest’ultimo voluto nel 1704 dal rettore della chiesa, Franco Catroppa, e in origine intitolato a San Biagio. Risalente al 1711 è la lapide sepolcrale degli arcipreti Leocani e Carneri, mentre poco più tarda è l’acquasantiera, commissionata dall’arciprete, Laurentius Misitano.

Appollaiato a 13 km dallo Jonio, sul fianco della rocca Giambatore, Staiti, presenta il consueto impianto medievale, caratterizzato da piccole case basse, intervallate da archi e piccole viuzze. Una di queste, detta la circonvallazione, conduce ad un’antica fontana, decorata con una maschera apotropaica. Ai piedi del paese sorge la chiesa di Sant’Anna, restaurata nel 1950 per volontà di don Amedeo Gavioli, a cui si deve l’inserimento del rosone. Alla Madre della Madonna è dedicata la festa patronale che si svolge dal 24 al 26 Luglio, durante la quale viene portata in processione la scultura lignea di Sant’Anna (XIX sec.), la cui corona fu donata da Fortunato Patti (+1882), con il ricavato della vendita di una “paricchia di vacche”.

Sulla strada per giungere a Staiti, adagiata nel fondovalle, in contrada Badia, s’innalza l’antica abbazia di età normanna di Santa Maria de’ Tridetti: il monumento più rappresentativo dell’influenza bizantina nell’Area Grecanica.

GASTRONOMIA

I piatti tipici della zona sono molto gustosi; tra loro ricordiamo i “maccarruni i casa” lavorati con i “cannici”, arbusti della zona con cui si arrotola la sfoglia, conditi con il ragù, ottenuto con una lenta cottura della carne di capra; la “capra alla pecurarisca”, la cui cottura avviene con la guarnizione di vari aromi; e infine gli ottimi formaggi e i salumi quali i capicolli, le soppressate e le salsicce affumicate.

LA FESTA DI S. ANNA

La festa di Sant’Anna, che si celebra ogni anno nel mese di luglio, è il momento culminante della vita religiosa e civile della comunità di Staiti. Per l’occasione tornano anche gli emigrati e i fedeli dei paesi vicini che rendono il paese vivace e festoso. Il suono dei tamburi scandisce i giorni della Novena.

Il simulacro della Santa viene trasportato in processione fino alla chiesa parrocchiale in Piazza Santa Maria della Vittoria. La festa è accompagnata da fuochi pirotecnici, dalla locale Banda Musicale e dal ballo du sceccu, un rito che rimanda ad antiche credenze popolari.


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