Agriturismo Kalòs Jero

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Informazioni Generali

Situata a pochi passi dal borgo di Bova, l’azienda agrituristica Kalòs Jero, è una struttura di recente costruzione. La sua posizione a pochi passi da uno dei Borghi più belli d’Italia e nel cuore dell’Area grecanica lo rendono di facile accesso e meta obbligata per chi vuole gustare l’ottima cucina casereccia in un contesto intimo e familiare immersi nell’aria fresca, a contatto con la natura e con la tradizione. L’agriturismo offre il meglio dell’accoglienza grecanica con i sapori genuini di una cucina tradizionale dove i punti di forza sono rappresentati da semplicità e genuinità dei piatti tipici locali. Molti dei prodotti utilizzati in cucina, come verdure, olio e frutta sono di produzione aziendale, gli altri prodotti sono reperiti dai produttori locali.

Cucina

All’itinerario culturale è possibile affiancare quello enogastronomico. La nostra azienda agrituristica vi guiderà in questo percorso facendovi degustare i prodotti tipici dell’area grecanica e le nostre specialità legate alla cucina locale che richiama i sapori di quella mediterranea, ma la cui origine è decisamente grecanica. E in quanto tale l’ospitalità è sacra, per tale motivo la convivialità è il nostro punto di forza nella convinzione che accoglienza e sapori vivano in simbiosi.
La nostra cucina è caratterizzata dagli elementi della tradizione agro-pastorale, molti dei quali sono di nostra produzione, mentre altri vengono reperiti direttamente dai produttori locali.

I prodotti tipici
I salumi (salsiccia, capocollo, soppressata)
I formaggi, ricotte e musulupi (formaggio fresco che si consuma nel periodo pasquale)
I dolci: i petrali (tradizione natalizia), le n’ghute (tradizione pasquale), le scaddateddi (ciambelle con i semi di anice)
Il vino rosso di Bova, di colore rosso intenso, dal profumo lieve e molto armonico. Ottimo con i tipici piatti di carne di capra.

Le specialità

Maccheroni (maccarruni) con carne di capra cucinata in umido con cipolla e alloro o con un ricco sugo di pomodoro.
Tagliolini con i ceci (tagghiarini cu li ciciri): piatto tipico del territorio bovese
Lestopitta: è un tipo di pane che ricorda quello azzimo ebraico. È un disco piatto sottile dato l’impasto semplice di farina e acqua senza l’aggiunta di lievito. Viene fritta e va gustata calda
Crispeddi: frittelle di pasta lievitata con o senza alici.

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Flessibile

Check-out

Flessibile

Servizi

  • Carte di credito
  • Parcheggio
  • Ristorante

Bova

Bova

Capitale della Calabria Greca e uno dei borghi più belli d’Italia, Bova conserva una storia antichissima. Le origini di Bova sono legate ad una leggendaria regina greca, Oichista, che impresse l’impronta del suo piede sul punto più alto della rocca sovrastante il borgo.

Le antiche origini della città di Bova (Vua) sono testimoniate dai numerosi ritrovamenti archeologici rinvenuti in prossimità del Castello Normanno risalenti al periodo Neolitico, anche se le prime testimonianze storicamente documentate sull’esistenza di Bova risalgono ai primi anni del secondo millennio, quando tra il 1040 ed il 1064 i Normanni si imposero su Arabi e Bizantini nella dominazione della Sicilia e della Calabria.

IL NOME

In greco è chiamato Boos ed in dialetto Vua. Potrebbe essere una forma latinizzata del termine greco boua (gregge) da bous (bue). Secondo alcuni il nome deriva dal greco medievale boua, fossa da grano.

FRAZIONI E LOCALITÀ

Brigha, Polemo, Caloghiero, Cavalli, Vunemo.

LA STORIA

Bova è il centro dell’ellenofonia, non a caso si parla di Bovesìa per indicare l’Area Grecanica.

Abitata ininterrottamente dal Neolitico, la rocca di Bova fu probabilmente una fortezza magno greca posta sul confine delle poleis di Reggio e Locri. Grazie alla sua posizione strategica, il sito fu molto verosimilmente scelto come rifugio dagli abitanti della costa, dopo che alla fine del VI sec. d.C. orde barbariche, probabilmente longobarde, incendiarono la statio romana di Scyle, identificata in contrada San Pasquale nel comune di Bova Marina. Come gran parte dei centri storici della Calabria Meridionale la rocca di Bova fu fortificata durante le incursioni saracene per diventare sede diocesana, forse, già intorno al X secolo. Conquistata dai Normanni, fu infeudata a Guglielmo al tempo in cui la sede vescovile era retta da Luca (1095 -1140), divenuto santo dopo essere stato il mediatore tra la chiesa latina e i fedeli greci di tutto il reggino meridionale. Nel 1162 la diocesi fu data in feudo all’arcivescovo di Reggio per rimanervi fino al 1806. Fino al 1572, la sede diocesana di Bova mantenne vivo il rito liturgico greco-bizantino, abolito a seguito delle norme Tridentine, dal vescovo armeno Giulio Stavriano. Bova fu quindi una delle ultime diocesi italiane ad essere latinizzate dalla chiesa cattolica, il cui potere si consolidò solo nel corso del XVII secolo, periodo a cui risale la grande maggioranza del patrimonio architettonico conservatosi nella cittadina grecanica. Bova, infatti, mantiene intatto il suo assetto urbano medievale ingentilito da edifici tardo barocchi e monumentali palazzi Settecenteschi. Di particolare rilievo sono infatti le facciate della chiesa di San Leo, del 1606, quella di San Rocco e dello Spirito Santo, rispettivamente del 1622 e del 1631. Degne di nota sono ancora il portale della navata laterale della concattedrale dell’Isodia, della fine del Seicento nonché le delicate facciate della chiesa del Carmine e dell’Immacolata, databili al secolo successivo. Nella gran parte degli edifici di culto è possibile ammirare pregevoli sculture tardo cinquecentesche, quali ad esempio la Madonna dell’Isodia, autografa di Rinaldo Bonanno (1584), la Madonna con Bambino (1590), oggi nella chiesa di San Caterina, attribuita alla scuola del Bonanno, e della scultura di San Leo (1582), nel santuario omonimo, la cui paternità è ancora incerta.

PERSONAGGI ILLUSTRI

In età moderna Bova ha dato i natali a Bruno Casile, battezzato da Pier Paolo Pasolini “il poeta contadino” e ad Agostino Siviglia, altro grande poeta grecanico.

SCOPRIRE IL CENTRO STORICO

La Chòra è posta a 820 metri s.l.m.

L’arrivo a Bova lascia tutti di stucco. Nello slargo antistante la piazza principale, si eleva a simbolo dell’emigrazione, una locomotiva 740 Ansaldo Breda, del 1911, la vaporiera più rappresentativa delle Ferrovie dello Stato. Poco distante, lo sguardo cade sull’imponente Palazzo dei Nesci Sant’Agata, con il suo arco merlato, costruito nel 1822. Sulla piazza principale si staglia il Municipio, costruito nei primi del Novecento sulle fondamenta di Palazzo Marzano, del quale rimane solo l’adiacente cappella di famiglia, dedicata all’Immacolata, attualmente adibita ad ufficio turistico. Alle spalle si erge il santuario di San Leo, patrono del borgo: San Leo, monaco italo greco, vissuto nel XII secolo nei pressi di Africo Vecchio. Le sue reliquie sono custodite in urna in argento, commissionata a Napoli nel 1855, da Antonino Marzano. La cassa in argento è sovrastata da un bellissimo busto in argento raffigurante il santo, realizzato da un argentiere messinese nel 1635. Sull’Altare, consacrato nel 1755, si colloca la statua in marmo di San Leo, reggente in mano una scure e una palla di pece, attributi iconografici che ricordano il suo lavoro di picaro svolto a scopi caritatevoli. Realizzata nel 1582, è considerata il capolavoro di Rinaldo Bonanno anche se alcuni non escludono una partecipazione del padre di Gian Lorenzo Bernini: Pietro. Secondo altre ipotesi la scultura si deve invece a Michelangelo Naccherino, artista fiorentino, attivo nel Regno di Napoli nella seconda metà del Cinquecento. Alle spalle della chiesa si trova una delle Porte del Parco Nazionale dell’Aspromonte, all’interno del quale un originale allestimento regala una suggestiva sintesi della cultura tradizionale grecanica. Proseguendo lungo mille gradinate si giunge alla rocca che domina il paese, a 950 metri d’altitudine. Antico forte d’età bizantina, fu ristrutturato in età Normanna e Angioina, periodo a cui si possono oggi attribuire i pochi resti superstiti delle murature perimetrali. Ai piedi della fortezza s’innalza la Cattedrale dell’Isodia, titolo bizantino della Madonna presentata da Sant’Anna al Tempio. Nel 1572, in questa chiesa il vescovo cipriota, Giulio Stavriano, abolì il rito bizantino, decretando la compiuta latinizzazione dell’estremo Sud della Penisola. Seguendo il profilo delle rupi che abbracciano Bova si scorge l’ultima delle torri che dal tempo degli Angiò (XIII-XIV sec.) cingono la città. Il quartiere denominato Pirgoli, (in greco torri) era un tempo la giudecca di Bova. La sua porta meridionale venne inclusa nell’arco che unì le due ali del Palazzo dei Mesiano Mazzacuva, ricostruito dopo il terremoto del 1783. Interessante è anche la chiesa di San Rocco, edificata, all’ingresso antico del paese, dopo la peste che colpì il borgo nel 1577. L’edificio terminato probabilmente nel 1622, anno in cui un’iscrizione ricorda realizzato il portale principale, conserva al suo interno la statua lignea ottocentesca di San Rocco.

Il borgo ospita inoltre due importanti musei: il Museo della Lingua Grecanica dedicato a Gerhard Rohlfs, noto linguista tedesco che rese nota al mondo intero le antiche origini di questo idioma, e il Museo Civico di Paleontologia e Scienze Naturali dell’Aspromonte, entrambi siti all’ingresso della cittadina. Nell’antico quartiere Rao, nelle vicinanze della Piazza comunale si trova invece il Museo all’aperto della Civiltà Contadina, inaugurato solo di recente grazie al contributo di Saverio Micheletta, emigrato bovese che ha voluto immortalare i ricordi della sua infanzia attraverso cimeli della vita agropastorale della sua terra.

TRADIZIONI E ARTIGIANATO

Bova è uno dei pochi paesi nel quale ancora permangono antichissimi usi e costumi.

L’artigianato ha radici davvero lontane e qui una delle sue massime espressioni è la tessitura popolare. Lana, lino, cotone e ginestra fornivano alle tessitrici gli elementi ricavati in maniera naturale, che poi venivano lavorati con il telaio a mano per produrre tessuti che, cuciti a gruppi di tre, formavano le coperte vutane. I disegni più comuni risalgono proprio all’epoca bizantina: il “mattunarico”, il “telizio”, la “greca”, il “greco”, le “muddare”.

L’altro versante artigianale storico del luogo è quello della lavorazione del legno. Originariamente gli oggetti in legno finemente intarsiati erano frutto del lavoro dei pastori: telai, stampi per dolci (plumia), cucchiai (mistre) e soprattutto le musulupare, stampi per l’antico formaggio aspromontano “musulupu”.

GASTRONOMIA

La cucina locale richiama i sapori e i colori di quella squisitamente mediterranea, ma la sua origine è decisamente grecanica. Caratterizzata dagli elementi della tradizione agro-pastorale, la cucina ha alla sua base latte di capra, pomodoro, olio di oliva, che costituiscono gli ingredienti di prelibatezze come i maccarruni cu sucu da crapa, i cordeddi al sugo, i tagghiarini con i ceci, i ricchi di previti con il pomodoro, la carne di capra alla vutana. Molto ricercati da queste parti i salumi (salsiccia, capocollo, soppressata), i formaggi, tra cui le ricotte e i musulupi (un formaggio fresco che si consuma nel periodo pasquale) e i dolci della festività, come i pretali della tradizione natalizia, le ‘nghute della tradizione pasquale, le scaddateddi, ciambelle con il buco e semi di cumino. Da gustare anche la lestopitta, una frittella di farina e acqua, fritta nell’olio da mangiare calda.

https://youtu.be/nlbNZE9TxU8


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Sito WEB

http://agrikalosjero.altervista.org/